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Senza dimora sgomberati a Catania, associazioni critiche: “Via come rifiuti”

PALERMO – Le modalità dello sgombero di 15 persone senza dimora, allontanate nei giorni scorsi dalla zona di piazza della Repubblica e corso Sicilia a Catania, non sono piaciute alle associazioni della città etnea. “È stato tolto tutto ciò che non può stare sulla pubblica via”, ha commentato Andrea Barresi, assessore alla Polizia locale, dopo lo sgombero che ha seguito in prima persona. Il personale della Dusty, infatti, dopo aver fatto raccogliere gli effetti personali alle persone, indossando speciali tute protettive, ha caricato diversi quintali di rifiuti sui mezzi della nettezza urbana, per conferirli in discarica, e poi ha provveduto a lavare e sanificare l’ampio spazio pedonale.

“Naturalmente non posso accettare le modalità con le quali sono andate via le persone senza dimora – ha sottolineato Padre Mario Sirica, padre vincenziano e coordinatore responsabile de La Locanda del Samaritano e di altri due case di accoglienza – e cioè come se fossero dei veri e propri rifiuti urbani. Ricordiamoci che queste persone, non hanno bisogno solo di cibo e vestiti; non sono loro il problema, sono persone che hanno tanti problemi delicati e complessi di varia natura, che meritano di essere seguiti con un approccio multidisciplinare. Prima che accadesse tutto questo, avevo proposto al comune di creare, in una parte di quel luogo, una messa in sicurezza per ricavare un piccolo spazio circoscritto – intanto con tende e bagni chimici -, in modo da potere parlare con loro per capire come aiutarle. Successivamente, interpellando i volontari delle unità di strada che sono gli unici che hanno una relazione con questi fratelli che hanno imparato a volere bene, si sarebbe dovuto fare un lavoro insieme a dei professionisti – in chiave multidisciplinare – per analizzare i casi uno per uno e studiarne le possibili risposte. Il primo step doveva essere quello di avviare, quindi, un piccolo lavoro di promozione, sensibilizzandoli a tenere pulito l’ambiente in cui vivevano. Questo sarebbe stato pure un modo per aprire un dialogo con i residenti per evitare forme di ostilità ed esasperazione. Il secondo passo sarebbe stato poi quello di valutare, in maniera serena, per ognuna di queste persone altre soluzioni alternative. Nella mia esperienza sono sicuro che, se si fosse parlato con loro con il giusto approccio come fanno le unità di strada, qualche risultato comune si sarebbe raggiunto”.     

Stupore è stato manifestato anche dalla Comunità di Sant’Egidio. “Il proficuo dialogo fin qui svolto con l’assessore ai servizi sociali Giuseppe Lombardo – ha sottolineato la comunità di Sant’Egidio – rende ancor più incomprensibile questo sgombero senza aver avvisato nessuna associazione impegnata, mostrando l’incapacità di chi amministra di fornire reali soluzioni. Ci aspettiamo una risposta dall’assessore oltre ad un chiarimento e toni più pacati, più idonei al decoro umano assente nella sua azione e, contestualmente, chiediamo che l’assessorato alle politiche sociali convochi presto un nuovo tavolo per riprendere un dialogo costruttivo dove al centro vengano messe le persone”.

Anche Arbor unità di strada, Arci Catania e Auser Catania hanno sottolineato come “sia gravissimo e raccapricciante che le questioni che riguardano le persone senza fissa dimora vengano gestite dall’assessore con delega ai rifiuti e alla polizia urbana”.

Pure la Caritas ha commentato l’accaduto. “Pur nella complessità dell’operazione compiuta – il Comune ha precisato che l’azione è stata svolta con gli operatori dell’equipe dell’unità di strada e che a tutti è stato offerto ‘un ricovero nelle strutture di accoglienza per l’emergenza’ – ha detto don Piero Galvano, direttore della Caritas diocesana di Catania -, come esseri umani ci tocca spingerci più in profondità per sondare la nostra coscienza: ci sono persone che dormono in strada perché hanno fatto questa scelta di vita, altre perché nessuno li vuole a casa per problemi psichici, altre ancora che pur cercando un posto letto non lo trovano, altre che per motivi diversi non accettano le convenzioni del vivere comune, ma sono sempre persone, in stato di disagio e povertà, che vanno aiutate e rispettate. (…) Come Caritas non dobbiamo fermarci di fronte al rifiuto di una vita in una struttura né alla complessità dei problemi che affliggono i senza dimora e dobbiamo proseguire nel tentare di dare voce e di proporre soluzioni per i poveri, per gli ultimi, per coloro che non possono parlare, perché, al contrario, la loro emarginazione o, peggio ancora, la loro riduzione a un concetto, a un luogo comune, sarebbe la sconfitta della politica e dell’umanità”.

“Gli homeless non sono oggetti di cui disfarsi – hanno detto pure con forza Agata Palazzolo e Giusi Milazzo, rispettivamente Sunia Catania e Sicilia, in una nota -. Perché non si garantisce loro un posto sicuro e igienico dove ricoverarsi? Sono stati allontanati dalla strada uomini e donne quasi tutti provenienti da esperienze di vita complesse e travagliate, in grave emergenza abitativa, spesso sfrattati, mentre altri hanno la necessità di un dormitorio e di un centro diurno dove alloggiare in via temporanea”.

Fonte: Redattore Sociale

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